Tunisians al-Qaeda Arab League


La Jadran Express e i 4 giornalisti sequestrati in Siria

Alessandro Lattanzio, 8 aprile 2013 – sitoaurora

Il 10 giugno 2011 si scopriva che nel precedente mese di marzo, il materiale bellico sequestrato nel 1994 a bordo del cargo maltese Jadran Express, diretto al porto croato di Rijeka, costituito da 2000 tonnellate di armi stivate in 133 container e del valore di 30 milioni di dollari USA, e conservate nei depositi sotterranei dell’isola di Santo Stefano, a Caverna Guardia del Moro, controllati dal Ministero della Difesa, era stato imbarcato segretamente su un traghetto per Civitavecchia.

Si sarebbe trattato di 30mila fucili d’assalto AK-47, 150.000 caricatori, 32 milioni di proiettili calibro 7,62mm, 50 lanciarazzi BM-21 Grad e relativi 5mila razzi da 122mm, 400 lanciarazzi anticarro RPG e relativi 11.000 razzi anticarro. Le armi, una volta giunte nel porto di Civitavecchia potrebbero esser state depositate temporaneamente in due centri della Marina Marina: il CIMA, Centro Interforze Munizionamento Avanzato di Aulla, in provincia di Massa e Carrara ma sotto la direzione del Maridipart La Spezia, e l’Officina Missili della Direzione di Munizionamento ‘Cava di Sorciano’, dipendente da MariSicilia e Maribase Augusta, nei pressi di Priolo Gargallo a una decina di chilometri da Siracusa e da Augusta.

Probabilmente il materiale bellico, rimasto in deposito per 17 anni, aveva bisogno di essere revisionato presso questi centri, e ricondizionato per un nuovo impiego. Ad esempio il CIMA “oltre a svolgere un’attività di conservazione e stoccaggio di manufatti esplosivi, è diventato … l’unico Polo italiano di integrazione pirica di missili e siluri in ambito interforze e ditte private.” Il 7 marzo 2011 il pattugliatore Libra (P402), imbarcando forse parte del materiale bellico in questione, si sarebbe recato a Bengasi per consegnare il carico ai golpisti-terroristi del CNT, per poi rientrare ad Augusta il 9 marzo successivo. L’Italia di Larussa, Frattini e Berlusconi stava così armando il golpe attivato da Parigi, Londra e Doha contro la Repubblica Popolare Socialista della Jamahiriya Libica.

Secondo l’esperto d’intelligence Gianni Cipriani “l’Italia ha fornito clandestinamente armi ai ribelli di Bengasi. L’invio di armi è stato fatto ai primi di marzo, proprio durante le fasi del conflitto libico, circa due settimane prima dell’inizio dei raid aerei contro Gheddafi. Il governo italiano ha inviato fucili, mitra e munizioni prelevati dai depositi ex SISMI della Sardegna: parte delle armi facevano parte di vecchie forniture americane utilizzate dalle strutture che hanno ereditato Gladio. Le armi sono arrivate in Cirenaica a bordo di unità della Marina militare che, ufficialmente, portavano solo ‘aiuti umanitari’. Accanto a molte delle azioni diplomatiche e dei servizi d’informazione che hanno riguardato la Libia e l’appoggio agli insorti, si è parallelamente giocata una guerriglia sotterranea tra Italia, Francia e Regno Unito, che puntano a posizioni di maggiore influenza politica ed economica nella Libia del dopo Gheddafi”.

Un portavoce del pubblico ministero sardo Riccardo Rossi, che seguiva la vicenda, aveva dichiarato: “Tutti i tentativi di ottenere una qualsiasi informazione dal Ministero della Difesa si sono rivelati infruttuosi, essendoci stato riferito che la vicenda è coperta dal segreto di Stato. Tutto quello che vogliamo sapere è dove le armi siano ora, se sono state rimosse in modo sicuro e se non ci fosse stato alcun rischio per i passeggeri e l’equipaggio del traghetto che le hanno imbarcate.’ Inoltre, anche i tre parlamentari Gian Piero Scanu, Giulio Calvisi e Elio Lanutti hanno presentato richieste di notizie sulle armi, senza alcuna risposta. Un portavoce del ministero della Difesa aveva dichiarato: “Mi dispiace, non possiamo parlarne, è stato posto il segreto dall’ufficio del primo ministro, che vieta qualsiasi informazione.” Un esperto militare italiano aveva affermato: “Con quella quantità di armamenti si potrebbe iniziare e vincere una piccola guerra. E’ assai strano che siano state detenute nonostante dovessero essere distrutte. Il fatto che l’ordine di segretezza sia stato imposto su tutta la vicenda è molto intrigante, c’è da chiedersi se il governo abbia spedito queste armi all’estero.”

Nei giorni in cui il governo Berlusconi faceva arrivare clandestinamente le armi ai golpisti bengasini, il ministro degli esteri Frattini dichiarava “l’Italia ha avviato discretamente contatti con esponenti dell’opposizione libica e ritiene che farlo in questo modo sia la soluzione migliore. C’è quasi una corsa all’incontro con il Consiglio provvisorio di Bengasi. I nostri amici inglesi ci hanno provato e il Consiglio ha detto ‘ci rifiutiamo di incontrarli’. Noi abbiamo delle conoscenze migliori di altri, siamo spesso richiesti in queste ore conoscendo coloro che sono lì. Conosciamo certo l’ex ministro della Giustizia libico ora a capo del consiglio di Bengasi, per i rapporti dell’Italia con la Libia. Conosciamo quella rete di ambasciatori libici che ha detto che da ora loro sono al servizio del popolo libico e non più del regime. Alcuni di loro stanno esercitando un’azione importante per coagulare un consenso”.

Nelle ore in cui Frattini rilasciava questa dichiarazione, il governo italiano inviava agli islamisti del CNT casse “umanitarie” cariche di armi, illudendosi di guadagnarsi il primo posto dei favoriti del golpismo anglo-qatariota di Bengasi.
Nel gennaio 2013 si è scoperto che altro materiale bellico, questa proveniente dalla Croazia, veniva acquistato dai sauditi e dai qatarioti per armare le bande terroristiche e mercenarie che infestano la Siria dal marzo 2011. Hugh Griffiths, che si occupa del traffico illegale di armi presso lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), afferma che le rotte seguite dai velivoli che imbarcano armi in Croazia per trasportarle in Medio oriente, indicano l’esistenza di una operazione clandestina per armare il terrorismo integralista attivo in Siria. “Ci sono tre flussi principali: dalla Croazia alla Giordania, dal Qatar alla Turchia e dall’Arabia Saudita alla Turchia. Questa è la tendenza e queste rotte sono altamente anomali“.

Griffiths ha affermato che vi sono stati almeno 160 voli per consegnare le armi comprate da Arabia Saudita e Qatar, tra cui una recente spedizione di materiale non identificato dal Qatar alla Turchia. Inoltre, i voli dalla Croazia alla Giordania hanno avuto l’autorizzazione diplomatica per il sorvolo degli spazi aerei, confermando così un traffico di merci pericolose e di munizioni belliche. Da ciò si evince l’esistenza, da mesi, di un’operazione clandestina per armare la cosiddetta ‘opposizione’ armata in Siria. “E’ giusto dire che il livello di coordinamento che coinvolge così tanti alleati degli Stati Uniti, suggerisce anche il coinvolgimento di Washington“. “Niente è paragonabile, in termini d’intensità, a questo traffico aereo nel corso degli ultimi mesi“. Eliot Higgins, un inquirente che segue il traffico di armi sul suo blog Brown Moses, ha sottolineato che le organizzazioni terroristiche salafite-taqfirite Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham utilizzano armi provenienti dalla Croazia.

Il New York Times aveva confermato le notizie riguardanti le spedizioni di armi croate, aggiungendovi le prove del coinvolgimento degli Stati Uniti citando funzionari secondo cui agenti della CIA aiutano i Paesi del Golfo ad acquistare armi dalla Croazia e a spedirle alle brigate terroristiche ‘accuratamente vagliate’. Secondo un alto funzionario arabo, un diplomatico e due esperti militari, quindi è in corso un’operazione segreta e preparata con cura volta ad armare i terroristi mercenari islamisti in Siria, e questa operazione coinvolge Giordania, Arabia Saudita, Turchia, Qatar, Stati Uniti e diversi governi occidentali. Il funzionario arabo aveva detto che il numero di voli per trasportare le armi è raddoppiato nelle ultime settimane.

La Giordania aveva aperto una nuova rotta, specificatamente dedicata al traffico di armi croate, alla fine del 2012. In effetti, il quotidiano croato Jutarnji List aveva riferito che negli ultimi mesi c’è stato un numero insolitamente elevato di avvistamenti di aerei Iljushin-76 di proprietà della Cargo International Air Jordan (una compagnia controllata dall’aeronautica militare giordana), presso l’aeroporto Pleso di Zagabria; e sempre secondo il giornale croato, gli Stati Uniti, principale alleato politico e militare della Croazia, ne sarebbero gli intermediari. Ivica Nekic, direttore dell’agenzia incaricata delle esportazioni di armi della Croazia, aveva definito queste affermazioni pure speculazioni. Tuttavia, secondo i dati dell’Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), nel dicembre 2012 la Giordania aveva improvvisamente cominciato ad acquistare dai croati 230 tonnellate di armi e munizioni, per un valore di 6,5 milioni dollari.

In precedenza, nel 2001, la Croazia aveva venduto ad Amman solo 15 pistole per un totale di 1053 dollari. In un’intervista all’AP, il re di Giordania Abdullah II aveva detto che i giorni del Presidente Bashar al-Assad erano contati, e il canale aperto da Amman per rifornire di nuove armi i terroristi mercenari attivati in Siria, ne indica il pieno coinvolgimento nella tragedia siriana. Secondo Shashank Joshi, esperto militare che ha monitorato il flusso di armi per conto del think tank inglese Royal United Services Institute, “In questo modo si apre un nuovo fronte nel sud della Siria, liberandosi degli intermediari dei sauditi e dei libanesi in Turchia, garantendo che le armi arrivino ai ribelli dell’ELS, piuttosto che ai jihadisti”.

Islam al-Lush, portavoce della brigata islamista Liwaa al-Islam che opera presso il confine giordano-siriano, negava di ricevere armi dalla Giordania, “Se vengono portate delle armi, ciò avverrebbe da nord“, anche se poi ha detto che i ‘ribelli’ si preparano per l’ennesima battaglia per Damasco. “Ci siamo preparati a questo a lungo. Abbiamo la nostra strategia. Se Dio vuole, la battaglia per Damasco inizierà presto”. Anche se altre fonti affermano che nella provincia siriana di Daraa, al confine con la Giordania, dal 1° gennaio 2013 sono apparse grandi quantità di armi prodotte nella ex-Jugoslavia, come il cannone senza rinculo M60, i lanciarazzi M79 Osa e RPG-22, e il lanciagranate MGL/RBG-6 Milkor. Secondo l’analista James Miller, i terroristi “non sembravano preoccuparsi di conservare le munizioni per queste armi. I ribelli tendono ad accaparrarsi i proiettili per i loro kalashnikov, quindi il fatto che abbiano sprecato munizioni di armi più potenti e più recenti è degno di nota. Inoltre, a differenza dei più recenti attacchi alle installazioni del regime, l’assalto alla base siriana di Busr al-Harir è stato condotto principalmente dalle unità dell’Esercito Libero siriano”.

Da Daraa, queste munizioni sono comparse in altre province, a Idlib, Hama e Aleppo. Questo processo di proliferazione delle nuove armi al nord e al sud del Siria, sembra essere iniziato a fine novembre per concludersi alla fine di dicembre 2012, indicando che queste nuove armi sono entrate dalla Giordania e dalla Turchia. Ma uno scenario più plausibile del coinvolgimento diretto di Zagabria, (che comunque supporta l’azione di Istanbul contro la Siria), è che queste armi provengano dalla Libia del CNT, che arma e alimenta i terroristi attivi in Siria. L’ex Jugoslavia, che produceva gli M60 e gli M79, aveva stretti legami con la Jamahiriya Libica, così come anche la Croazia.

Quindi, è possibile che gli M60, M79, RPG-22 e RBG-6 siano stati venduti alla Libia dalla Jugoslavia e dalla Croazia, e a sua volta il CNT libico le abbia cedute ai mercenari salafiti su ordine di Washington e di Londra che, vedendo il fallimento delle offensive delle brigate islamiste e le gravi perdite subite ad opera della reazione dell’esercito siriano, hanno deciso di incrementare i rifornimenti di armi e munizioni ai mercenari dell’opposizione islamista attiva in Siria. Ma un alto funzionario statunitense ha osservato che l”opposizione’ rimane frammentata e operativamente incoerente, aggiungendo che le recenti acquisizioni dei sauditi e dei qatarioti “di per sé non apportano una svolta decisiva. Resto convinto che non siamo vicini a quella svolta“.

In tutto questo l’Italia svolge la sua parte. Il carico della Jadran Express era solo uno degli otto che hanno raggiunto la Croazia partendo dall’Ucraina, nel 1992-1994. Quindi, il materiale bellico disponibile alle bande armate operanti in Siria, resta notevole. Così come resta notevole il materiale disponibile a Roma per questo tipo di operazioni. L’Italia, tramite la Libia, invia materiale bellico ai terroristi che operano in Siria? E forse le forze speciali e d’intelligence italiane non intervengono solo indirettamente nel conflitto siriano. Il 21 dicembre 2011, un funzionario libanese dichiarò che un velivolo dell’Aeronautica militare italiana aveva sbarcato, nell’aeroporto di Beirut, ‘aiuti’ per le forze insurrezionali antisiriane.

Il segretario del Comitato direttivo del Movimento nasseriano indipendente libanese, Mustafah Hamdan, aveva anche detto che il velivolo militare era arrivato all’aeroporto di Beirut nel “tentativo di fornire aiuto a coloro che vengono descritti come profughi siriani”, ma né il Primo ministro libanese Najib Miqati, né i ministri della sanità e degli esteri libanesi ne sapevano nulla. Era solo stato segnalato che individui sconosciuti erano presenti nell’aeroporto, in attesa dell’aereo italiano. Secondo Hamdan, questi elementi volevano creare instabilità in Libano, in linea con l’azione dell’assistente per gli Affari del Vicino Oriente del segretario di Stato USA, Jeffrey Feltman, volta a creare in Libano delle basi con cui alimentare l’aggressione islamo-atlantista alla Siria.



Si ricordi ora l’operato dei quattro ‘giornalisti’ italiani che sarebbero stati sequestrati nel nord della Siria, al confine con la Turchia, il 3 aprile 2013.

Si tratta di un reporter della RAI e di tre freelance, noti per essere dei supporter dell’aggressione islamista alla Siria e della distruzione del governo socialista e panarabo di Damasco. I quattro si sarebbero infiltrati in Siria passando il confine turco-siriano ad Atme, per poi essere segnalati nel villaggio di Yaqubiya, a nord di Idlib, dove sarebbero stati ‘fermati’ perché “avevano filmato e fotografato postazioni militari sensibili”. Secondo fonti ‘locali’, ovvero i militanti delle fazioni anti-siriane, a sequestrarli sarebbero stati i terroristi salafiti di Jabhat al-Nusra, una filiazione di al-Qaida. Le “fonti vicine ai gruppi di attivisti siriani”, assicurano che si tratterebbe di un semplice fermo. Insomma, una pura formalità che richiederebbe “pochi giorni” per essere espletata. I reporter in questione si erano già distinti in precedenza per i loro ‘reportage’ ad Aleppo, per conto della RAI.

Ovviamente in ‘giornalisti’ si sono infiltrati in Siria partendo dalla Turchia assieme ai terroristi islamisti e ai mercenari che partecipano al piano di aggressione della NATO contro l’esercito, il governo e il popolo siriani. “I giornalisti italiani sono entrati nella Siria controllata dai ribelli lo scorso 2 aprile, nell’area di Guvecci facendo tappa, tra l’altro, all’ospedale da campo di Yamadiye, di fronte alla località turca di Yayladagi. Il programma era rientrare ogni sera in territorio turco e, quindi, mantenersi sempre vicini alla striscia frontaliera tra i due Paesi.”

Ovvero, la RAI partecipa militarmente all’aggressione alla Siria, diffondendo la propria propaganda e la propria disinformazione strategica a favore delle truppe mercenarie islamiste che tormentano la Siria. I suoi ‘giornalisti’ vi partecipano, come in precedenza in Libia, sotto una doppia veste: sulla prima linea, partecipando ai combattimenti contro l’esercito regolare siriano, e sul fronte interno/propagandistico, diffondendo propaganda e disinformazione mediatica contro il legittimo governo siriano. Esattamente come in Libia.

E come in Libia, è impossibile escludere attività di spionaggio ai danni delle difese siriane. Non è un mistero che diversi ‘giornalisti’, in Libia, abbiano segnalato alla NATO postazioni e assembramenti di truppe libiche per farle bombardare, mentre svolgevano i loro cosiddetti ‘reportage’; così come non è un caso che diversi ‘giornalisti’, al momento convenuto, abbiano gettato microfoni e telecamere per imbracciare le armi combattendo al fianco dei golpisti del CNT e di altri mercenari inviati ad abbattere la Jamahiriya libica. Diversi eventi hanno dimostrato una dinamica simile anche in Siria.

Qualcuna delle diverse bande di ‘freedom fighter’ del momento, che cercano di spartirsi gli ‘aiuti umanitari’ degli occidentali e delle petro-monarchie, non ha gradito i favoritismi accordati dagli italiani? Non a caso la Farnesina ha dichiarato “occorre mantenere il massimo riserbo” perché “l’incolumità dei connazionali resta la priorità assoluta“.

Perché tale riserbo? I terroristi e i loro sequestrati si troverebbero in Siria, non Italia. Presumibilmente non dovrebbero seguire i media italiani, e difficilmente consulterebbero internet, sempre che sappiano l’italiano, in una zona di guerra.





[Tunisians of al-Qaeda: ie, of Arab League] A terrorist blast occurs in Damascus as Syrian Arab Army continues fighting against al-Qaeda. Al-Nusra/FSA militants detonated an explosive device in downtown Damascus, while the Syrian Armed Forces continue the special anti-terrorism operations against al-Qaeda in its strongholds in the countryside of Edlib. The explosive charge was placed on a car near a bakery in the area of ​​al-Fahamah. The explosion caused material damage but no casualties among the population, although the fact that the bomb was placed next to a bakery, indicates that the target of the terrorists was to kill the citizens of Damascus,  just civilians while they went to buy bread for their families. The Syrian Arab Army continues the battle against al-Qaeda in the countryside of Edlib. The clashes between the Syrian Arab Army and one of the armed groups of al-Qaeda

[Tunisians of al-Qaeda: ie, of Arab League]  in campagnadi Ma’art al-Numan, led to the killing of: - Ahmad al-Said al-Dghem, the leader of an armed group called Fajer al-Ahrar. - Mahmoud Muhammad Khalid al-Khattab Omar Bin Abed al-Aziz, a leader and commander of the terrorist group known as Brigadier Mahmoud Mahmoud. Unity of the Syrian armed forces attacked and destroyed the location of terrorist mercenaries armed gang of Majed al-Islam in the Sahel al-Rouj, west of the city of Edlib, killing, wounding and capturing all the members who were on his inside. Another Syrian Arab Army Unit hit a terrorist gunmen site in the square of the bakery in the village of Saraqeb, eliminating more than 18 militants and injuring and capturing many others, including Tunisians.


A terrorist blast occurs in Damascus as Syrian Arab Army continues fighting against al-Qaeda

Al-Nusra/FSA militants detonated an explosive device in downtown Damascus, while theSyrian Armed Forces continue the special anti-terrorism operations against al-Qaeda in itsstrongholds in the countryside of Edlib.
The explosive charge was placed on a car near a bakery in the area of ​​al-Fahamah.
The explosion caused material damage but no casualties among the population, although the fact that the bomb was placed next to a bakery, indicates that the target of the terrorists was to kill the citizens of Damascus,  just civilians while they went to buy bread for their families.

The Syrian Arab Army continues the battle against al-Qaeda in the countryside of Edlib.

The clashes between the Syrian Arab Army and one of the armed groups of al-Qaeda incampagnadi Ma’art al-Numan, led to the killing of:
  • - Ahmad al-Said al-Dghem, the leader of an armed group called Fajer al-Ahrar
  • - Mahmoud Muhammad Khalid al-Khattab Omar Bin Abed al-Aziz, a leader andcommander of the terrorist group known as Brigadier Mahmoud Mahmoud.
Unity of the Syrian armed forces attacked and destroyed the location of terroristmercenaries armed gang of Majed al-Islam in the Sahel al-Rouj, west of the city of Edlib, killing, wounding and capturing all the members who were on his inside.
Another Syrian Arab Army Unit hit a terrorist gunmen site in the square of the bakery in the village of Saraqeb, eliminating more than 18 militants and injuring and capturing many others, including Tunisians.



Esplosione Terroristica a Damasco, Mentre l’Esercito Arabo Siriano Continua ad Eliminare Miliziani di al-Nusra/FSA Affiliati ad al-Qaeda.

Miliziani di al-Nusra/FSA hanno fatto esplodere un ordigno esplosivo nel centro di Damasco,  mentre le Forze Armate Siriane  continuano le operazioni speciali anti-terrorismo contro al-Qaeda nelle sue roccaforti nelle campagne di Edlib.
La carica esplosiva era stata piazzata su un’auto nei pressi di un panificio nella zona di al-Fahamah.
La deflagrazione ha provocato danni materiali ma nessuna vittima tra la popolazione, anche se il fatto che tale bomba fosse stata messa vicino ad una panetteria indica che l’obiettivo dei terroristi era quello di uccidere i cittadini civili di Damasco mentre si recavano a comprare pane per le loro famiglie.

L’Esercito Arabo Siriano continua la battaglia contro al-Qaeda nelle campagne di Edlib.

Gli scontri tra l’Esercito Arabo Siriano e uno dei gruppi armati di al-Qaeda nella campagnadi  Ma’art al-Numan, ha portato all’uccisione di:
  • - Ahmad al-Said al-Dghem, leader della banda armata denominata Fajer al-Ahrar
  • - Mahmoud Muhammad Khalid al-Khattab e Omar Bin Abed al-Aziz, leader e comandanti della banda terroristica denominata brigata Mahmoud Mahmoud.
Unità delle Forze Armate Siriane hanno attaccato e distrutto la postazione terroristica dei mercenari della banda armata di Majed al-Islam nell’area di Sahel al-Rouj, a ovest della città di Edlib, uccidendo, ferendo e catturando tutti i membri che erano al suo interno.
Un altra Unità dell’Esercito Arabo Siriano ha colpito una postazione terroristica di uomini armati nella piazza del panificio del villaggio di Saraqeb, eliminando più di 18 miliziani e causando il ferimento e la cattura di molti altri, compresi i tunisini.